"La chiave del piacere femminile è ovunque: i capezzoli che s'inturgidiscono, ghiacciati dal desiderio, febbrili e imperiosi. Hanno bisogno di saliva e carezze. Mordicchiare e titillare. I seni si animano e non chiedono altro che schizzare il loro latte. Vogliono essere palpati, toccati, raccolti, rinchiusi e lasciati liberi. Il loro orgoglio non conosce limiti. E neppure le loro magie.
Fondono nella bocca, si schivano, induriscono e si concentrano sul proprio piacere. Esigono sesso. Appena si rendono conto che la partita è vinta, diventano francamente indecenti. Imprigionano i falli e, rassicurati, si fanno più arditi. I loro capezzoli si credono a volte dei clitoridi o addirittura dei falli. Vanno a frugare nelle pieghe di un ano pudico. Forzano l'entrata di un'apertura che, a furia di voler aspirare un oggetto o l'altro, inghiotte tutto quanto si presenta: un dito, un capezzolo o una verga artificiale ben lubrificata.
La chiave si trova dove si deve andare, dove non ci si immagina di andare: il collo, il lobo delle orecchie, la curva di un'ascella pelosa, il solco che separa le natiche, le dita dei piedi che bisogna assaporare per capire cosa vuol dire amare, l'interno delle cosce, Tutto nel corpo, è capace di delirio. Di piacere. Tutto grida e si perde in rivoli per chi sa titillare. E bere. E mangiare. E donare"
Nedjma, La mandorla, Einaudi

Ancora assonnato, in bilico tra la veglia e il sonno, allunghi una mano. Mi sfiori appena, ma già ti sento. Rabbrividisci al soffio caldo della mia bocca, preludio di giochi più arditi. Come una gatta, strofino il viso su di te, in cerca del calore delle tue carezze. Ma tu reclami attenzioni diverse.


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"Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla" Cesare Pavese |
Ti voglio bene non solo per quello che sei,
ma per quello che sono io quando sto con te.
Ti voglio bene non solo per quello che hai fatto di te stesso,
ma per ciò che stai facendo di me.
Ti voglio bene perchè tu hai fatto più di quanto abbia fatto
qualsiasi fede per rendermi migliore,
e più di quanto abbia fatto
qualsiasi destino per rendermi felice.
L'hai fatto senza un tocco,
senza una parola, senza un cenno.
L'hai fatto essendo te stesso.
Forse, dopo tutto,
questo vuol dire essere un amico.
Ho fatto una cazzata
una grossa, grossa cazzata
una cazzata così grossa
da non essere perdonabile.
Ho permesso ad un uomo
di diventare importante
gli ho aperto il mio cuore, la mia mente
e gli ho fatto dono della mia anima.
E questa è una grossa, grossa cazzata!
"Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona".

Buona notte, buona notte!
Separarsi è un sì dolce dolore,
che dirò buona notte
finché non sarà mattina.
Non amo le attese!

Io rivoglio la mia libertà,
la padronanza dei miei pensieri,
l’irreversibilità delle decisioni
rivoglio
ME STESSA

Non è sempre facile
accettare che
qualcuno ti voglia bene!